Conti in rosso, imprese a rischio

Secondo l’associazione dei costrutturi le aziende della provincia vantano crediti per oltre 11 milioni nei confronti delle committenti

ENNA. Anche le 89 imprese ennesi associate all'Ance parteciperanno all'assemblea regionale organizzata dalla presidenza regionale dell'associazione dei costruttori venerdì prossimo a Palermo e dove saranno decise le iniziative che l'associazione dei costruttori vorrà prendere in segno di protesta nei confronti della Regione che ha deciso di non pagare i crediti che le imprese edili vantano nei confronti dell'amministrazione regionale. Una situazione che secondo l'Ace Sicilia che associa 1200 aziende del settore, porterà al fallimento di centinaia di aziende edili e dell'indotto a causa della valanga di crediti non riscossi vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Si parla di oltre 165 milioni di euro vantati dalla pubblica amministrazione dalle imprese edili siciliane di cui 11,5 di quelle della provincia di Enna. L'Ance Sicilia denuncia che nel periodo gennaio-agosto 2012 si è registrato un calo del 41,78 per cento del numero di opere poste in gara rispetto allo stesso periodo del 2011, dal 2007 al 2011 una flessione del 50 per cento del numero di bandi pubblicati e del 56 degli importi posti in gara, dal 2008 fino allo scorso mese di giugno sono fallite 457 aziende edili e che hanno perso il lavoro 46.300 dipendenti diretti e circa 30.000 dell’indotto. Intanto dalla commissione tributaria del Lazio arriva una sentenza che potrebbe stravolgere completamente il sistema creditizio e fiscale nazionale. Per la prima volta viene introdotto un giusto riconoscimento della incolpevole mancanza di versamento di tasse all'erario, quando questo è una diretta conseguenza dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. La sentenza può rappresentare un vero e proprio boomerang per l'erario che ha basato molte delle sue previsioni di gettito sugli accertamenti automatici e senza contraddittorio, se le Commissioni tributarie si allineeranno ai suoi principi." La realtà è proprio questa – commenta Vincenzo Pirrone, presidente provinciale Ance - da un lato lo stato aumenta la pressione fiscale e tramite Equitalia la sua arrogante presunzione di esattezza, dall'altro non permette alle aziende di essere in regola, violando gli impegni contrattuali e non pagando quanto pattuito. Finalmente con questa sentenza innovativa viene riconosciuto che tale situazione è una causa di forza maggiore non dipendente dalla volontà dell'impresa contribuente e pertanto la stessa non è tenuta a pagare le sanzioni per il ritardo dovuto".

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