Sequestrati 25 milioni ad imprenditore trapanese vicino a Messina Denaro

La misura è scattata nei confronti di Vito Tarantolo, 66 anni. Lo spessore criminale dell'uomo, secondo gli inquirenti, è confermato da numerose indagini giudiziarie in cui l'imprenditore risulta coinvolto, dalla fine degli anni '80 fino alla cattura del boss Vincenzo Virga, capo del mandamento mafioso di Trapani, avvenuta il 21 Febbraio 2001

TRAPANI. Un provvedimento di sequestro anticipato di beni, per un valore complessivo di 25 milioni di euro, è stato disposto dal tribunale di Trapani nei confronti di Vito Tarantolo, 66 anni, un imprenditore indicato come vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. La misura di prevenzione è stata proposta dal questore di Trapani; il provvedimento è stato eseguito dagli agenti della divisione anticrimine della Questura e dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Trapani.  Lo spessore criminale di Tarantolo, secondo gli inquirenti, è confermato da numerose indagini giudiziarie in cui l'imprenditore risulta coinvolto, dalla fine degli anni '80 fino alla cattura del boss Vincenzo Virga, capo del mandamento mafioso di Trapani, avvenuta il 21 Febbraio 2001. Nuovi elementi a suo carico sarebbero emersi nel 2005, nell'ambito di un'operazione della dda su Mafia e appalti a Trapani, e nel 2007, in seguito alla cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. In quell'occasione furono trovati alcuni 'pizzinì scritti da Matteo Messina Denaro che contenevano importanti indicazioni sul ruolo svolto da Tarantolo in numerosi appalti e sui suoi collegamenti con Cosa Nostra.

Di Tarantolo hanno parlato, tra gli altri, i collaboratori di giustizia Vincenzo Sinacori, Francesco Milazzo, Angelo Siino, Calogero Ganci e Tullio Cannella. L'imprenditore, originario di Gibellina e residente a Erice, è accusato di aver svolto «un ruolo di occulta interposizione fittizia in diverse iniziative imprenditoriali come le aziende 'Melograno Srl', 'Monte San Giuliano Srl' e 'Co.Ge.Tà».

Tarantolo, con sentenza divenuta irrevocabile nel 2004, ha patteggiato davanti al gup di Palermo una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione per favoreggiamento personale continuato. Gli investigatori hanno evidenziato la sua contiguità con il vertice mafioso della provincia trapanese, il boss Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Tra gli elementi in mano agli investigatori, anche alcuni pizzini di Messina Denaro ndirizzati a Salvatore Lo Piccolo. In uno di essi i due capimafia parlano di un appalto aggiudicato nell'aeroporto di Palermo, per il quale Messina Denaro prometteva di far pervenire
una risposta al Lo Piccolo. In particolare si fa riferimento ai lavori per il rifacimento della recinzione aeroportuale, stralcio di completamento (2.615.227 euro), con indicazione della sede legale della società aggiudicataria: la Co.Ge.Ta., secondo gli investigatori occultamente controllata da Tarantolo. Il provvedimento di sequestro riguarda 82 beni immobili, 33 tra autovetture, furgoni e mezzi meccanici, 3 società, 18 quote societarie e 37 conti correnti e rapporti bancari.

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